Riflessioni del Gruppo su tre anni di esperienza.
Sono trascorsi tre anni da quando (1999) presso l’Associazione "Luce e Vita" dell’Ospedale San Gerardo di Monza, e per l’iniziativa dello psicologo dott. Cazzaniga, fu attivato un gruppo di auto mutuo aiuto (A.M.A.) destinato a chi è colpito da lutto. Gli appartenenti al gruppo, in origine erano sette, per lo più familiari di persone scomparse per leucemia. In seguito ad un avvicendamento benché limitato, il gruppo oggi conta stabilmente dieci, dodici persone che ogni martedì si ritrovano per raccontarsi, ascoltarsi e per aprire una finestra sul presente e sul futuro, oltre che sul passato.
Ci sono madri e padri che hanno perso il figlio, uomini e donne a cui il destino ha inesorabilmente sottratto o il coniuge o i genitori o parenti stretti. In questo senso il gruppo è eterogeneo, ma insieme fortemente omogeneo per l’esperienza di sofferenza che ognuno ha portato e porta con sé: bandita ogni sterile tendenza a cercare nel tempo trascorso, nell’età e nei diversi tipi di legami di parentela, una gradualità del lutto, c’è invece una profonda convinzione, cioè che il dolore è per ciascuno grande ed esclusivo.
Il cammino non è stato facile per nessuno, si è dovuto imparare ad abbandonarsi, ad aprire il cuore con le parole che a volte si stenta a trovare, ma che poi escono spontanee dall’animo in cui c’è sì una sensazione di vuoto, ma ci sono anche le eco delle voci, i ricordi, le percezioni fisiche, le immagini, le sequenze, le paure, i rimorsi, i rimpianti, le intense nostalgie e anche le gioie di un mondo col quale abbiamo materialmente, ma non spiritualmente, chiuso.
Oltre le difficoltà, ognuno ha scoperto col tempo, quanto sia di conforto parlare con chi comprende a fondo perché ha attraversato e attraversa una esperienza simile: il gruppo AMA si pone così come uno spazio privilegiato, uno spazio che si affianca ad altre forme di aiuto, ma che per qualcuno è anche l’unico autentico momento di apertura e di confronto.
E raccontarsi, esprimersi è utile pure a chi in silenzio ascolta: riaffiorano i ricordi, forse le ferite si riaprono, ma ogni volta che ciò accade è solo per crescere un po’ di più: ascoltando le parole della persona che sta di fronte, si percepisce una parte di sé, come accade in un fenomeno di rifrazione e si sa che a volte è opportuno allontanarsi dalle cose per osservarle e capirle meglio.
Nessuno del gruppo pensa di potere o di volere dimenticare: le ferite, anche se ricucite restano, le fratture non si possono eliminare, eppure un po’ per volta ognuno impara a riconciliarsi con se stesso, col destino, a ri-amarsi nonostante la sensazione di perdita di una parte della propria identità: l’autocommiserazione, la chiusura, atteggiamenti di per sé consolatori, ma deleteri, fanno così spazio al desiderio di riequilibrio in questa vita che ogni mattina dobbiamo necessariamente reinventarci così come siamo.
Quanto durerà questo percorso, nessuno lo può dire: i tempi sono diversi per ciascuno e il cammino non è sempre diritto e visibile, a volte capita di doversi fermare e magari anche tornare un po’ indietro da soli o con altri amici, capita anche di deviare perché trasportati da una emozione più forte, da una circostanza, da un tema di discussione finora ignorato o rimosso.
In questo senso il gruppo di auto aiuto non è simile ad una autostrada, ma è un sentiero e si sa che i sentieri sono più panoramici e ricchi delle facili e scontate strade di pianura. E quando il percorso è vario e lungo, nascono e si consolidano anche amicizie che da un po’ di tempo a questa parte trovano, anche fuori dallo spazio di riunione, occasioni di serena convivenza e confronto.
Lasciare il gruppo, necessariamente un passo previsto, lo si farà quando si sarà raggiunto una maggiore serenità nel convivere con la propria sofferenza, quando si sapranno riconoscere e sfruttare le proprie risorse interiori e ci si sentirà pronti per nuove esperienze, non esclusa quella di rimanere nel gruppo per aiuto verso chi ha purtroppo vissuto un dolore lacerante simile al proprio.
L’uscita dal gruppo sarà forse accompagnata da sofferenza perché può accadere che nella vita si possano dimenticare le persone con cui si è riso, non quelle con cui si è pianto. Il gruppo, come esperienza, però non deve morire: per rivitalizzare i legami, i percorsi, sono auspicabili nuovi ingressi e l’esperienza positiva, di arricchimento, testimoniata dagli appartenenti al gruppo sia di fiducioso incoraggiamento a chi cerca qualcuno a cui raccontare e col quale condividere la propria esperienza dolorosa di lutto.
Il gruppo si ritrova tutte le settimane, martedì alle ore 19 sino alle ore 21; un martedì al mese viene dedicato all’organizzazione interna e per la programmazione di eventi, corsi, seminari e quant’altro.
Sono state organizzate anche varie manifestazioni:
* "Angeli e Arcangeli" spettacolo di teatro danza al Teatrino di Corte della Villa Reale di Monza in collaborazione con l’Associazione per il Teatrino di Corte;
* un Concerto per violino e pianoforte con Serjei Krylov e Stefania Mormone, sempre al Teatrino;
* un Concerto con l’orchestra vocale a cappella della Chorus Band nella Chiesa dell’Annunciazione di Peregallo.
Tutti questi spettacoli sono in memoria di un nostro caro e il ricavato è devoluto all’Associazione "Luce e Vita" per nuove camere sterili o per personale specializzato. Patrizia e Roberto hanno dedicato una nuova associazione Lele foreveral proprio figlio Gabriele, operano già da due anni con gare sportive di bike, rally, calcio, pesca e altro aiutando notevolmente "Luce e Vita" nella realizzazione di borse di studio per specialisti e nuove camere sterili.